Saturday, April 19, 2008

"IL MALE MINORE"


Ti tocco o non ti tocco.
Ti bacio o non ti bacio.
Ti amo o non ti amo.

Gambe spezzate.
Costole rotte.
Cranio fracassato.

Sono regali
di fronte al tuo generoso
No.

°FRANK, UN AMICO FEDELE








Friday, April 18, 2008

"DISTANZE"


Soltanto un respiro più forte
da sud ci divide.
Eppure vedo distanze
che non posso percorrere e non riesco.

Bugiardi centimetri.
Crudi metri.
Spietati chilometri.

RIENTRO IN PISTA

Scusate! Avrei dovuto mettere il cartello "Torno Subito" per comunicare almeno l'intenzione di continuare a gestire questo luogo di sfoghi creativi e personali. Invece mi sono defilato come ci si defila da una cerimonia per evitare di salutare parenti (che ignoravi di avere o davi per scomparsi o speravi che lo fossero) e persone noiose (che davi per colte ed intelligenti, quando eri un ragazzino, e poi erano solo noiose). In verità ero in buona fede: pensavo di assentarmi solo pochi minuti. Sono come quel marito che dice "vado a prendere le sigarette" e allo stesso tempo come la moglie di quest'ultimo, la quale non si meraviglia affatto pensando che suo marito non ha mai fumato. Ora però sono tornato e non Vi abbandonerò o non Ti abbandonerò (nel caso in cui abbia un solo lettore) o non Mi abbandonerò (nel caso, più patetico, in cui il lettore sia pure l'autore). 
Comunque sia, si riparte... anzi si può dire che dobbiamo ancora partire e quindi... via! Largo sfogo alla fantasia e alle imprecazioni, ai desideri e alla fotografia, alle angosce e alla bellezza, alla passioni e alla poesia. 

Thursday, October 19, 2006

"IL BANCHETTO"


Grazie tristezza

che mi fai sentire importante.
Mi offri sorsate d'amarezza,
bocconi d'angoscia.
Io trangugio con avidità.

Ah! Che bel banchetto
zeppo di miserie.
Lasciatemi solo,
son regali sol per me.
No! Nemmeno un assaggio.
Non vi appartengono.

Silenzio! Basta!
Ed ecco il digestivo.
Cicuta? Arsenico?
No, grazie.
Sono già morto.

Wednesday, October 18, 2006

REDSCASUAL? ECCOLO QUA

Che significa Redscasual.

Tutto iniziò nel 1987. Compivo 14anni e mi accingevo ad affrontare il Marcantonio Flamino, famigerato Liceo di Vittorio Veneto ("famigerato" non per la sgnacchera o per le straordinarie partite di calcetto nei corridoi, ma bensì per altri motivi che scoprii ben presto). Erano periodi bui per i ragazzini d'allora: Paninari, Metallari, RockaBilly, Dark. Far parte di uno di questi gruppi era indispensabile per un pivello che strava affrontando per la prima volta la disgraziata età. Me ne accorsi quando un Paninaretto, attirato dal mio look da fine novembre, ovvero boxer awaiani rosa con palme verdi, Lacoste rosa, Nike bianche con baffo verde e calzettoni a rombi rosa e un montone di mia madre che arrivava fino alle caviglie, mi si avvicinò e con fare da sbruffoncello mi dice: "Ma tu cosa sei?" "Cosa sono?! Mammifero, maschio, razza umana." Gli rispondo io. Lui insiste e dice: "Ma sì che hai capito. Paninaro, Metallaro o cosa?" E lì io me ne esco con un "Redscasual". Se c'è una cosa che mi ha sempre fatto schifo sono i gruppi. La prerogativa di un gruppo è sempre quella di escluderne un'altro. Il singolo invece è libero di interagire con chiunque. E infatti il Redscasual (unico componente della band dei Redscasual) era uno dei pochissimi bipedi che non si lasciava condizionare da queste str....te, non perché fosse più sicuro degli altri, ma per la sua forte "gruppofobia" e per la sua vena da esibizionista e bastian contrario che gli permetteva di entrare ed uscire da qualsiasi gruppo. Da allora Redscasual è sinonimo di libertà, di amicizia e di voglia di godere di tutto ciò che è vero e bello, la voglia di fare nel preciso istante in cui si sente questa voglia: che sia correre in mezzo ad un prato, cantare in ovovia, o appoggiandosi ad un bancone chiedere un bicchiere di prosecco vestiti da lupo.

Tuesday, October 17, 2006

"LUCI D'AUTUNNO"


Che giornata magnifica, ieri!


I colori dell'autunno che avanza
bruciavano e urlavano
prima di spegnersi
nelle acque blu
di un cielo dominante.

Ad ostacolare la corsa
dei miei pensieri zingari
solo la luce accecante
di un orgoglioso, prepotente,
ma ormai pronto alla resa,
sole.

Le mie ossa, già piangendo
calde carezze di sabbie lontane,
sostenevano arrendevoli muscoli
compiaciuti.
Le membra sfiorate dalla brezza
riconoscevano l'ultima vita,
l'ultima forza, l'ultimo entusiasmo.

Quelle stesse membra
che allora amavano,
ansimavano, morivano
e che ora cercavano rifugio
nella notte che tutto nasconde
e tutto protegge.

Che splendida giornata, ieri!

Mai i mie occhi hanno tanto goduto
e tanto sofferto della loro negligenza
di fronte a colori così surreali,
impossibili, spaziali.
Mai il mio naso ha respirato
aria così pulita.

Eppure entrambi, insieme agli altri sensi,
aspetteranno l'ultima amica,
l'unica certezza,
con la tranquillità di colei
che aspetta il suo bambino.
Non preoccupata, ma forte e sicura,
coscente di una vita che se ne va
ed una che se ne viene.